mardi 20 novembre 2012

Décès de Don Luigi Villa

Décès de Don Luigi Villa le 18 novembre 2012

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Le texte italien est reproduit ci-dessus. C'est une lettre énergique récente envoyée aux cardinaux, pour lutter contre la béatification de Paul VI. Dans cette lettre, il affirme que Paul VI était franc-maçon et homosexuel, qu'il a trahi des cardinaux, des évêques et des prêtres des pays de l'Est. Il démontre qu'il s'est entouré de franc-maçons pour gouverner. Il a étudié longuement la question dans plusieurs de ses ouvrages. Pour l'homosexualité de Paul VI, qui est moins connue, elle est étudiée dans cette brochure en italien p. 55 de la brochure (existe aussi en espagnol) que vous pouvez mettre dans google traduction. Page 30 de la brochure est étudiée l'appartenance de Paul VI à la franc-maçonnerie.  Notons que Benoît XVI connaît parfaitement tous les arguments de Don Luigi qui lui a écrit. Il connaît toutes ses oeuvres... Et il s'entête quand même à vouloir canoniser Paul VI. (voir la lettre) Pourquoi, à votre avis ? Quand on pense que les accordistes considèrent Benoît XVI comme étant d'esprit "traditionnel" !

Cher Don Luigi, maintenant que vous êtes dans l'éternité, nous prierons pour le repos de votre âme. Aidez-nous en retour dans le combat ! 

Pour lire en français la vie passionnante de Don Luigi, approuvé de Pie XII et chargé de mission par Padre Pio, cliquez ici


IL SUO ULTIMO "SCRITTO TESTAMENTO"

BEATIFICAZIONE DI PAOLO VI?
- Lettera ai Cardinali -
Eminenza Reverendissima, ho letto sulla stampa che l’11 dicembre i Cardinali e i Vescovi, superato lo scoglio dei teo- logi, daranno il loro “sì” per la beatificazione di Paolo VI, nonostante non abbia mai avuto, da vivo, una qualunque fama di santità, e sia stato, per di più, il primo responsabile di tutti i guasti attuali della Chiesa, per non dire, addirittura, che il risultato, poi, del suo Pontificato è stato veramente catastrofico!
Mi sia, allora, concesso al cardinale Montini quello che venne riportato su “Avvenire” del 19 marzo 1999, a pagina 17, a gradi caratteri: “Ruini traccia il profilo del Papa (Paolo VI) che cambiò la Chiesa”.
Verissimo!.. Noi l’avevamo dimostrato con la nostra “Trilogia montiniana”, mai trovata né falsa, né inficiabile, dai miei oppositori, sempre limitati a scherni da piazza e insulti da trivio, senza mai denunciare in pubblico, il “come” e il “dove”, il “perché” le nostre argomentazioni e i nostri documenti sarebbero contrari al vero.
Certo, dire la “Verità” non è affatto una offesa, neppure alla persona di Paolo VI, ormai entrato nella Storia, per cui tutto il suo vivere è oggetto di studio senza reticenze né mistificazioni, senza mettere l’aureola sulla sua testa, il che significherebbe metterla anche alla sua “rivoluzione” operata dalla Massoneria, per mezzo di Lui, in nome del Vaticano II.
***
È doveroso, allora, riportare uno schema delle sue presunte virtù, necessarie per avere una beatificazione. Il cardinale Ruini, nel suo discorso di chiusura del “Processo diocesano”, disse: «La sua Fede traluce dalla sua persona, brilla nelle sue parole. Nel 1967, dà vita dell’Anno della Fede. Nel 1968, sul sagrato di San Pietro, proclama il “Credo” del popolo di Dio; una Fede basata sul “Credo di Nicea”».
Ora, in quanto a quella sua presunta Fede, che il Cardinale disse addirittura “appassionata”, la smentisce lo stesso Paolo VI nel suo famoso discorso sulla autodemolizione della Chiesa, in cui disse: «La Chiesa si trova in un’ora di inquisizione, di autocritica. Si direbbe persino di autodemolizione. Una Chiesa che, quasi quasi, vede colpire se stessa. Tutti si aspettano dal Papa gesti clamorosi e decisivi. Ma il Papa non ritiene di dover seguire altra linea che non sia quella della confidenza in Gesù Cristo, cui preme la sua Chiesa più che a qualunque altro. Sarà Lui a sedare la tempesta».
Ma questo suo dire suona come tradimento al suo dovere di Vicario di Cristo, il quale, per la difesa della Fede, si servì sempre dei suoi successori, iniziando subito con San Pietro, Suo primo Vicario in terra. Quindi, quel rifiuto deciso di Paolo VI di difendere Lui stesso la Fede, fu un aperto rifiuto di fare quello che era, invece, il suo principale dovere. Quindi, la sua politica del “non intervento”, fu una abdicazione al suo dovere d’ufficio d’intervenire proprio in quella autodistruzione della Chiesa, che LUI stesso conduceva. Un rifiuto, allora, che costituisce un autentico “peccato di omissione”.
Come pensare, quindi, di voler portare sugli altari alla venerazione dei fedeli un Papa che così gravemente era venuto meno al suo principale dovere qual è, appunto, la difesa del “depositum fidei”?..
Paolo VI abdicò a quello, non assolvendo il suo compito di “Capo” della Chiesa cattolica per met- tersi al “servizio” dell’Umanità per conciliare tutte le credenze e tutti i culti in un’unica religione universale. Ma sognando di diventare il grande unificatore dei popoli, Egli sacrificava la Chiesa cattolica, la Tradizione, le Istituzioni, i fedeli stessi, per formare quel Movimento d’animazione spirituale della “Democrazia Universale” che deve asservire a tutte le Chiese al mondo.
Paolo VI, così, non distinguendo più la Chiesa di Cristo, che è “una e non due o più”, fu il primo Papa che evocò le comunità religiose scismatiche ed eretiche, nel suo Discorso d’apertura della Terza Sessione, il 14 settembre 1964, dicendo:
«O Chiese lontane e così vicine a noi!.. O Chiese oggetto del nostro sincero pensiero! O Chiese della nostra incessante nostalgia! Chiese delle nostre lacrime!»... e annunciò, poi, a più ripre- se, il mutuo perdono per le reciproche colpe.
In seguito, la Sua incessante propaganda ecumenica, fu solo per condurre al riconoscimento delle altre comunità cristiane e non a vere comunità di salvezza.
Ne è una riprova, anche quella Sua visita al “Consiglio Ecumenico delle Chiese”, il 10 giugno 1969, dove fu ricevuto da ben 234 comunità religiose. Qui, Paolo VI ne assunse il linguaggio e partecipò addirittura a quello scisma generale con questa affermazione: «la fraternità cristiana... tra le Chiese che fanno parte del “Consiglio Ecumenico e la Chiesa cattolica»... ignorando che non ci può essere fratellanza tra la Chiesa cattolica e i “dissidenti”. Invece, fu Lui stesso a sollevare la questione, dicendo: «La Chiesa cattolica deve diventare membro del “Consiglio Ecumenico”». E poi disse: «in tutta fraterna grandezza, Noi non riteniamo che la questione della partecipazione cattolica al “Consiglio Ecumenico” sia matura a tal punto che le si possa e si debba dare una risposta positiva. La questione rimane ancora sul campo delle ipotesi... gravi implicazioni... cammino lungo e difficile».
Ma fu un discorrere “pallone-sonda”, perché, sotto sotto, c’era già il Suo “si”; Lo provò con questo suo dire: «Lo spirito di un sano ecumenismo, che anima gli uni e gli altri... richiede, come prima condizione di ogni fruttuoso contatto tra differenti confessioni, che ciascuno professi lealmente la propria fede»; e qui, Paolo VI invitò a riconoscere i valori positivi cristiani evangelici, che si trovano nelle altre confessioni e ad aprire ad ogni possibilità di collaborazione... come nel campo della carità e della ricerca della pace tra i popoli.
Alla domanda, infine, se ci sia salvezza nell’una o nell’altra di quelle 234 “chiese”, membri del “COE”, mentre la dottrina della Chiesa cattolica aveva sempre risposto negativamente, Paolo VI, al contrario, rispose affermativamente! Questa Sua “mens” la si vide, poi, sempre accogliendo ebrei, musulmani, bonzi, buddisti... e andando da loro durante i “viaggi apostolici”, per fare “dialogo”.
Mai prima di Paolo VI, alcun Papa aveva declinato la Fede al plurale; Paolo VI, invece, diceva che le “fedi” si rendono omaggio vicendevolmente.
Durante il suo viaggio in Uganda, Paolo VI parlò del “Martiri ugandesi”; Egli andò, sì, a visitare questi “Martiri cattolici”, ma li confuse, indiscriminatamente, con i musulmani, con i protestanti; secondo Lui, essi erano morti in “spirito ecumenico”, tutti uniti oltre i conflitti dogmatici. Anche nel suo viaggio a Bombay (dove gli Induisti Gli regalarono un piccolo idolo, e i buddisti Gli offri- rono un Budda!), Paolo VI non mostrò alcun discernimento tra le religioni umane e quella cattolica.
E potrei continuare a lungo su questo tema della Fede. Basterà accennare, qui, a quel suo scandaloso gesto che fece consegnando, con uno scritto di scuse, il “glorioso stendardo di Lepanto” ai Turchi, quasi a scusarsi ch’essi non furono lasciati liberi di occupare tutta l’Europa cattolica per consegnarla all’Islam.
In quanto al suo “Credo del popolo di Dio”, che il cardinale Ruini accostò al “Credo di Nicea”, e che ciò come il non plus ultra della “Fede” di Paolo VI, c’è da dire, invece, che il detto “Credo” recitato in pubblico sul sagrato di San Pietro, prima di formularlo, Paolo VI aveva premesso “due precisazioni”: la prima, che Lui voleva dare una “ferma testimonianza alla verità divina affidata alla Chiesa (e questo è lodevole!), ma con la seconda precisazione rimetteva tutto in discussione, perché escludeva, espressamente, che il suo “Credo” fosse “una definizione dogmatica”.
Difatti, disse:
«Noi ci accingiamo a fare una professione di Fede, a pronunciare un “Credo” che, senza essere una definizione dogmatica, e pur con qualche sviluppo richiesto dalle condizioni spirituali del nostro tempo».
Ora, questo suo dire, toglieva al nostro “Credo” cattolico, la firma di infallibilità, di essere, cioè, delle “Verità rivelate”, di fede divina e di fede cattolica, attestate nella Sacra Scrittura e nella Tradizione.
In San Pietro si legge: «Inde oritur unitas sacerdotii», ossia il Papa deve essere il vincolo della “Carità”, e, quindi, dell’unione. Invece, Paolo VI onorava e preferiva “Coloro che sono lontani” più di quelli vicini nella Fede, mostrando, per questo, spesse volte, una fredda amicizia, ammi- rava il linguaggio, i riti religiosi e le tradizioni degli “altri”, mentre perseguitava gli appartenenti all’antica tradizione cattolica. Le porte di casa sua erano sempre aperte per i teologi avventurieri, per gli agitatori, per quelli che spargevano scandali ed eresie, non dissimulando mai, invece, la sua animosità verso i tradizionalisti e integristi che difendevano quello che Lui voleva distruggere. Non li scomunicò perché non avevano motivi canonici, ma prendeva, però, precauzioni per non avere personalmente contatti diretti. Il che è più che una scomunica, perché è “annullamento”, è “soppressione dialettica” dell’avversario che, come il sottoscritto, non si è mai piegato alle follie, ai capricci, alle storture, alle stravaganze di molto clero progressista, ubbidiente alla don Abbondio nel portare a termine, come disse il cardinale Garrone, “la disfatta dell’altro partito”. Di tanti fatti della sua falsa “Carità”, potete leggerne non pochi nei miei tre libri su Paolo VI, riguardo a quel suo settarismo che aveva tutto il sapore dello scisma. Si, perché lo scisma, essen- do la separazione dalla Chiesa cattolica di una porzione di fedeli, dà il diritto di definirlo un “peccato-delitto” contro la Carità, che è amore, guidato dalla Fede e dalla Speranza; e che implica, necessariamente, l’odio contro il Regno di Dio, la Chiesa, per indebolirla e per strapparle le anime, mediante, appunto, scissioni ed eresie!
Per questo, Paolo VI non avrebbe mai potuto lanciare quel Suo grido: «CHARITAS CHRISTI URGET NOS!».
***
Dopo quello che ho scritto su Paolo VI sono obbligato a mettere in evidenza il profondo mistero della “mens” di Paolo VI modernista attraverso “fatti” e “detti”, perché questi costituiscono la ragione della mia reazione spirituale che tanto mi fa soffrire.
Si degni, Eminenza, di prendere in considerazione il mio lavoro, espressione del mio rispetto e della mia preghiera.
Sac. Luigi Villa
ELENCO DI “FATTI” E “DETTI” DI PAOLO VI
PAOLO VI E LA DOPPIA MESSA NERA
L’elezione al papato del card. Montini (21 giugno 1963) fu dovuta all’intervento di alcuni rappresentanti dell’Alta Massoneria Ebraica dei B’nai B’rith.
Il 29 giungo 1963, otto giorni dopo l’elezione di Paolo VI, nella Cappella Paolina e in una cappella di Charlestone (Carolina del Sud - USA) fu celebrata una doppia Messa nera con lo scopo di intronizza- re Lucifero nella Cappella di San Paolo, cuore del Cattolicesimo.
Al termine di questa messa sacrilega, i partecipanti della Cappella Paolina giurarono:
“di trasferire l’Anima nelle mani dell’Onnipotente Lucifero”;
“di essere il volonteroso strumento e collaboratore dei Fondatori della ‘Casa dell’Uomo sulla Terra’”; “di modellare la ‘Nuova Era dell’Uomo’”;
“di erigere la ‘Chiesa Universale dell’Uomo’”.
Dopo quella Messa nera, cosa fece Paolo VI per tutti i suoi 15 anni di Pontificato?
Dal suo viaggio in Terra Santa, del 1964, Paolo VI iniziò a portare l’Ephod, simbolo della negazione della divinità di Gesù Cristo.
Nel 1964, Paolo VI, alla presenza di 2000 Vescovi, depose definitivamente la Tiara sull’altare, rigettando i tre poteri papali, quasi a significare che Egli non volesse più governare la Chiesa.
Leggendo la “Trilogia montiniana” di don Luigi Villa, si scopre che Paolo VI:
- ha inventato un cristianesimo nuovo schiodato dalla Croce;
- ha sostituito il “Culto di Dio” col “Culto dell’Uomo”, ossia il primato del soprannaturale col primato del naturale e del temporale;
- ha sostituito il primato della “Legge di Dio” col primato della “coscienza”;
- ha sostituito il primato del “Regno di Dio” e della “vita eterna” col primato del “mondo”, della “Pace” e del “paradiso in terra”!
- ha inventato un cristianesimo che considera Cristo come un “liberatore”, non dal peccato ma dalla sofferenza e dall’asservimento;
- ha inventato un Vangelo confuso con la “Carta dei Diritti dell’uomo” e messo al servizio della “giustizia sociale”; i “Diritti di Dio”, aboliti a profitto dell’esaltazione dei “Diritti” e dei “gusti” dell’uomo;
- ha ridotto l’evangelizzazione del soprannaturale “docete” a un “dialogo” che poggia solo sui mezzi umani e non mira alla conversione.
- ha inventato un cristianesimo che, idolatrando l’uomo, ha fatto proclamare la “Libertà Religiosa” come diritto fondamentale e assoluto dell’uomo, ed ha promosso un falso amore per l’uomo sul quale Paolo VI ha fondato la Sua “Religione dell’Uomo”:
«Dobbiamo assicurare alla via della Chiesa un nuovo modo di sentire, di volere, di comportarsi»;
«La religione deve essere rinnovata»;
«Non è più il caso di attirare le anime e di interessarle alle “cose supreme”»;
«Non si lavora per la Chiesa, ma si lavora per l’umanità»;
«L’uomo moderno non arriverà, un giorno (...) a tendere l’orecchio alla voce meravigliosa dello Spirito che palpita in essa? Non sarà la religione del domani?»;
«Il Nostro Umanesimo diventa Cristianesimo e il Nostro Cristianesimo diventa teocentrico, tanto che possiamo ugualmente affermare: per conoscere Dio, bisogna conoscere l’uomo»!
«L’uomo ci si rivela gigante. Ci si rivela divino. Ci si rivela divino non in sé, ma nel suo principio e nel suo destino. Onore all’uomo, onore alla sua dignità, al suo spirito, alla sua vita»! «Onore all’uo- mo; onore al pensiero! Onore alla scienza! ... Onore all’uomo, Re della Terra, ed ora anche Principe del cielo!».
Il 7 dicembre 1965, Paolo VI, davanti a tutta l’Assemblea Conciliare, pronunciò il Discorso in cui pro- clamò il “CULTO dell’UOMO”:
«Per conoscere Dio, bisogna conoscere l’uomo».
«Tutte queste ricchezze dottrinali del Concilio non mirano che a una cosa: servire l’uomo».
«L’umanesimo laico e profano è apparso, infine, nella sua terribile statura, ed ha, in un certo senso, sfidato il Concilio. La religione di Dio che S’è fatto uomo si è incontrata con la religione dell’uomo che si è fatto Dio ... Noi più di chiunque altro, NOI ABBIAMO IL CULTO DELL’UOMO!».
«... L’uomo si rivela divino. Ci si rivela divino non in sè, ma nel suo principio e nel suo destino».
PAOLO VI MASSONE
Mons. Montini disse a P. Felix A. Morlion, OP: «Non passerà una generazione e, tra le due società, (Chiesa e Massoneria) la pace sarà fatta».
Il 20 marzo 1965, Paolo VI ricevette in udienza dei dirigenti del “Rotary Club”, un’organizzazione massonica, e disse: «la forma associativa di quel gruppo para-massonico» era buona, e che “buono era il metodo”, e quindi erano “buoni anche gli scopi”.
Nel 1965, Paolo VI ricevette in Vaticano il Capo della Loggia P2, Licio Gelli, e in seguito, gli conferì la nomina a Commendatore: “Equitem Ordinis Sancti Silvestri Papae”.
Paolo VI ebbe l’elogio funebre del Gran Maestro di Palazzo Giustiniani, Giordano Gamberini, scrit- to su “La Rivista Massonica”.
Nel Comitato direttivo per una “Bibbia concordata”, Paolo VI volle anche il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, il prof. Giordano Gamberini, uno dei fondatori e “vescovo” della “Chiesa Gnostica” italiana, che è la “chiesa satanista”, fondata in Francia, nel 1888.
Il conte Léon Poncins riferì che la Massoneria, “con Paolo VI aveva vinto”!
L’alto iniziato Marsaudon, parlando di Montini scrisse: «Si può parlare veramente di Rivoluzione, la quale, partita dalle nostre Logge massoniche, s’è estesa magnificamente fin al di sopra della Basilica di S. Pietro».
Paolo VI tolse le “censure” sulla Massoneria, per cui il Gran Maestro Lino Salvini poté dire: «I nostri rapporti con il Vaticano sono ottimi!».
Nel Pontificato di Paolo VI passarono leggi massoniche, come l’aborto, il divorzio, la separazione tra Chiesa e Stato, la degradazione dei Seminari e delle Congregazioni Religiose.
Paolo VI, all’ONU, entrò nella “Meditation Room”, il santuario massonico, al centro del quale vi è “un altare per un Dio senza volto”.
Durante il suo viaggio in Terra Santa, nel 1964, sul monte degli ulivi, Paolo VI abbracciò il Patriarca ortodosso Athenagoras I, massone del 33° grado!
Paolo VI darà il “Suo Pastorale” e il Suo “Anello” al buddista birmano e massone U’Thant, Segretario Generale dell’ONU.
Il 23 marzo 1966, Paolo VI mise al dito del dott. Ramsey, laico e massone, il Suo “nuovo anello” con- ciliare, e poi, assieme a Lui, impartì la “benedizione” ai presenti.
Nel 1971, Paolo VI ricevette in udienza pubblica, in Vaticano, membri della “Loggia massonica” dei “B’nai B’rith, che Paolo VI chiamò: «Miei cari amici!».
L’alto iniziato messicano Carlos Vasquez Rangel ha rivelato che «Angelo Roncalli e Giovanni Montini furono iniziati, lo stesso giorno, agli augusti misteri della Fratellanza».
Paolo VI - secondo esperti di araldica e nobiltà - sarebbe un discendente da ebrei convertiti. Inoltre, Egli sarebbe stato “iniziato” alla Loggia dei B’nai B’rith.
Il Principe Scotersco scrisse che l’elezione al papato del card. Montini fu dovuta all’intervento di alcu- ni rappresentanti dell’Alta Massoneria Ebraica dei B’nai B’rith.
I principali e potenti collaboratori di Paolo VI erano massoni.
Tra questi:
Mons. Pasquale Macchi, suo Segretario personale dal 1967 al 1978; Card. Jean Villot, per lunghi anni Segretario di Stato di Paolo VI; Card. Agostino Casaroli l’uomo a cui affidò la sua Ostpolitik;
Card. Ugo Poletti, rappresentante di Paolo nella Diocesi di Roma;
Card. Sebastiano Baggio, Prefetto della “Congregazione per i Vescovi”; Card. Joseph Suenens, uno dei grandi elettori di Paolo VI;
Mons. Annibale Bugnini, a cui Paolo VI affidò la Riforma Liturgica; Card. Franz Köenig, Arcivescovo di Vienna;
Card. Achille Liénart;
Mons. Paolo Marcinkus, Presidente dello IOR, legato alla Mafia.
Altre prove dell’appartenenza di Paolo VI alla Massoneria sono:
La Formella N. 12 della “porta di bronzo” della Basilica di San Pietro, nella quale spiccava una “Stella a cinque punte”, inscritta in un cerchio sul dorso della mano sinistra di Paolo VI.
Il Monumento a Paolo VI, sul Sacro Monte di Varese, che glorifica i tre tradimenti di Paolo VI nei confronti di Cristo, della Chiesa e della Storia.
La strana firma, che compare sul ritratto ufficiale di Paolo VI, oltre al Marchio della Bestia, al Numero dell’Anticristo e alla dichiarazione di Guerra a Dio, indica Paolo VI come la Seconda Bestia venuta dalla terra dell’Apocalisse di San Giovanni, e cioè: il Capo Supremo dell’Ordine degli Illuminati di Baviera.
Sul pallio di Paolo VI compariva la Croce Templare, sovrastata dalla “fiaccola”, simbolo del Capo Supremo dell’Ordine degli Illuminati di Baviera.
Sul tombale di Giuditta Alghisi (madre ebrea di Paolo VI, morta nel 1943), nel cimitero di Verolavecchia (Brescia), sono incisi e ben visibili simboli massonici, squadra compasso, triangolo, disegnati da mons. Montini. Questi simboli esprimono la geometria della blasfema e satanica Triplice Trinità massonica, il segreto più profondo e gelosamente custodito dai Superiori Incogniti della Massoneria. Il significato di questa rappresentazione non può essere altro che la “predestinazione” dei Capi Incogniti di mons. Montini come futuro Patriarca del Mondo, e cioè, come futuro Capo Supremo dell’Ordine degli Illuminati di Baviera.
PAOLO VI E IL COMUNISMO
Durante gli anni della Seconda Guerra mondiale, Don Battista Montini lavorò per l’intelligence militare dell’Office of Strategic Services (OSS) (il precursore della CIA), come pure con l’Intelligence Britannico e Sovietico, e trasferiva loro informazioni che servirono agli Alleati per individuare gli obiet- tivi strategici da bombardare.
Montini ebbe incontri segreti con i comunisti, malgrado la posizione ufficiale anti-comunista dei Papi Pio XI e Pio XII. Nel 1938, Mons. Montini ebbe un incontro riservatissimo con i comunisti Donini e Sereni; nel 1944, entrò in negoziati con Palmiro Togliatti; nel 1945, col comunista Eugenio Reale.
Nel 1954, Pio XII ricevette dal Colonnello Arnauld le prove del tradimento di mons. Montini con i servizi segreti sovietici e lo allontanò dalla Segreteria di Stato.
Nell’archivio del card. Tisserant, vi erano le “Lettere” di Montini che segnalavano al K.G.B. anche nomi e movimenti sacerdotali che esercitavano clandestinamente il ministero sacerdotale tra le genti oppresse e perseguitate dei paesi comunisti.
Nell’archivio del card. Tisserant, vi era anche il “credo” marxista dell’allora mons. Battista Montini. Nel 1954, Pio XII scoprì anche che mons. Montini “gli aveva nascosto tutti i dispacci relativi allo scisma dei Vescovi cinesi”.
Nel 1954, a Milano, Montini riunì intorno a sé una cricca di compagni di viaggio di mentalità liberale, anarchici, comunisti, socialisti, mafiosi e membri della comunità artistica e letteraria d’“avanguardia”.
Un altro scandalo fu la sottrazione fraudolenta della “Petizione di 450 Vescovi” che volevano, nel settembre 1965, in Concilio, la condanna al Comunismo, ma Paolo VI non volle che il Concilio lo condannasse. Un vero tradimento!
Paolo VI non intervenne mai, né tantomeno condannò le campagne in favore del Comunismo e all’esaltazione del razzismo nero, mentre rimase freddo dinanzi alle disgrazie dei cristiani ingiustamente ridotti in schiavitù.
Paolo VI aprì la Chiesa al “dialogo”, e alla cooperazione coi comunisti. Il suo tradimento si manifestò nel 1971, con la rimozione forzata del grande Card. Mindszenty al quale Paolo VI impedì di pubblicare le sue “Memorie”.
Paolo VI ebbe incontri con Gromyko, con Podgorny, le sue lunghe sedute segrete con Monsignore Nicodemo, arcivescovo di Leningrado e agente segreto di alto livello.
Si scoprì poi che Berlinguer, l’allora segretario del Partito Comunista, era l’agente diplomatico segreto di Paolo VI presso il Governo comunista di Hanoi, Paolo VI in un appello alla Cina, manifestò la sua gioia all’annuncio della Rivoluzione Culturale.
Sotto il Pontificato di Paolo VI, furono consumati i tradimenti del card. Mindszenty, del card. Slipyi, e di tanti altri milioni di vittime del Comunismo, specie in Ungheria, Cecoslovacchia, Sud Vietnam, Angola, Monzambico, Uganda...
La “Chiesa del Silenzio” fu un crimine di condanna anche sui “testimoni” che si facevano uccidere per testimoniare e difendere Gesù Cristo!
L’“apertura all’Est” di Paolo VI fu un vero mattatoio per la Fede! Quella “apertura”, detta “Ost- Politik”, divenne il più grande tradimento di tutti i tempi, perché Paolo VI si servirà della Chiesa per fini sovversivi, fino a fare di Cristo un “Rivoluzionario sociale” per un benessere umano.
La “Chiesa del Silenzio” dava fastidio al “Silenzio della Chiesa” di Paolo VI. Per questo, il card. Slipyi, dopo decenni di lager e di lavori forzati, per volontà di Paolo VI, venne in Vaticano per essere rinchiuso subito in una prigione, dove - come mi disse Lui stesso, durante una mia “visita”: «In ogni istante è fissa nella mia mente l’odissea passata nei lager Sovietici, e la mia condanna a morte; ma a Roma, dietro le mura del Vaticano, ho vissuto momenti peggiori!».
Paolo VI depose il cardinale Mindszenty dalla sua carica di Primate d’Ungheria, perché non volle mai accettare il dialogo col Comunismo. Il Cardinale, in un incontro a Vienna, mi disse: «Mi creda... Paolo VI ha consegnato interi Paesi cristiani in mano al comunismo... ma la vera Chiesa è ancora quella nostra, costretta alle catacombe!».
Il filo-comunismo di Paolo VI portò la vittoria del comunismo in Italia.
La Sua “Ostpolitik”, nel Suo Pontificato, mirava ed aveva condotto ad un deciso riavvicinamento con la Russia bolscevica.
La Sua “Populorum Progressio” (26 marzo 1967) è tutta di sapore marxista, perché la Sua “Giustizia” pareggia con la parola “Uguaglianza” e perché vuole la fusione delle religioni.
PAOLO VI OMOSESSUALE
Testimoni dell’omosessualità di Paolo VI sono:
Lo scrittore omosessuale Robin Bryans che raccontò la relazione omosessuale tra mons. Montini e Hugh Montgomery.
L’ex Ambasciatore omosessuale Roger Peyrefitte, che parlò della omosessualità di Paolo VI dicendo che, da Arcivescovo a Milano, egli andava in una casa appartata per incontrare ragazzi ad hoc.
Il “New York Times”, che fece anche il nome di un famoso attore italiano, Paolo Carlini, che era dive- nuto un visitatore frequente di Paolo VI, nei suoi appartamenti privati, in Vaticano.
L’Abbé Georges de Nantes, che espose le accuse di omosessualità contro Paolo VI, citando svariate fonti.
Lo scrittore Franco Bellegrandi che scrisse sui seguenti fatti: i sovietici ricattavano Montini per conoscere i nomi dei preti inviati clandestinamente oltre Cortina di Ferro; il processo di “colonizzazione omosessuale sotto il Regno di Montini; Montini, da Arcivescovo, fu fermato, di notte, dalla polizia, in abiti borghesi e in dubbia compagnia; il prediletto di Montini aveva l’autorizzazione a entrare e uscire dall’appartamento del Papa a suo piacimento; Paolo VI, per la sua omosessualità, fu sottoposto ad un ricatto da parte di massoni che chiesero e ottennero la cremazione dopo la morte.
Il card. Pietro Palazzini era detentore di due ampi raccoglitori pieni di documenti che attestavano, in modo inconfutabile, il vizio impuro e contro natura di Paolo VI.
L’omosessualità di Paolo VI fu strumentale nella svolta paradigmatica che vide l’ascesa del “Collettivo Omosessuale” nella Chiesa Cattolica degli Stati Uniti. Tra questi, vi erano:
il Card. Joseph Bernardin, il Card. Terence James Cooke, il Card. John Wright, l’Arcivescovo Rembert George Weakland, il Vescovo James S. Rausch, il Vescovo George Henry Gutfoyle, il Vescovo Francis Mugavero, il Vescovo Joseph Hubert Hart, il Vescovo Howard James Hubbard…
PAOLO VI E IL SUO PONTIFICATO
Paolo VI fu un Papa che non ha governato la Chiesa, per cui non può essere assolvibile per tutta quella auto-distruzione della Chiesa di cui Egli solo fu il primo responsabile.
L’azione demolitrice del Pontificato di Paolo VI, si può riassumere così:
- la demolizione del Sant’Uffizio”, guardiano dell’ortodossia;
- l’abrogazione del “Giuramento anti-modernista”;
- la soppressione dell’Indice, che proibiva la lettura dei libri dannosi alla Fede;
- la scandalosa passività di fronte allo scisma olandese;
- l’autorizzazione di una edizione italiana del Catechismo degli eretici olandesi;
- la visita all’Assemblea del Consiglio Ecumenico delle chiese;
- lo sfacelo del tesoro liturgico;
- la luteranizzazione della Messa;
- gli omaggi pubblici resi a Lutero;
- la demolizione di encicliche che avevano condannato il Comunismo, il Modernismo, la Massoneria;
- la demolizione della vita religiosa e clericale;
- la nomina costante di Vescovi liberali o progressisti alle sedi vacanti in tutto il mondo cattolico.
Paolo VI ha sostituito la “religione”, principio di unione tra gli uomini, con la “libertà”. Con Paolo VI e il Vaticano II è entrata nella Chiesa la “disunione”, anche tra la Gerarchia, per cui ci troviamo di fronte non più ad una Chiesa, ma a due chiese diverse: la “Chiesa di Cristo” e la “Chiesa Universale dell’uomo” di ispirazione satanica.
Subito dopo l’elezione a Sommo Pontefice, Paolo VI si mise subito al servizio della rinascita della “Nuova Teologia”, richiamando all’insegnamento biblico i gesuiti Lyonnet e Zerwhick, già condan- nati dal Sant’Uffizio; poi, chiamò a far parte della Commissione Biblica, i cardinali Alfrink e Köenig, e altri quattro studiosi progressisti modernisti, i quali, il 21 aprile 1964, pubblicarono una “Istruzione” che era il rigetto del “Monitum” del Sant’Uffizio che difendeva la storicità del Vangeli.
Paolo VI fece suo “uomo di fiducia” Michele Sindona, che gestiva soldi della Mafia Siciliana, della Loggia Propaganda 2 e della Central Intelligence Agency (CIA).
Paolo VI decise le “dimissioni” dei Vescovi a 75 anni, e di membri del Conclave a 80 anni per i Cardinali.
Paolo VI fece sparire tutte le forme di devozione e di preghiere pubbliche. Lui non si è quasi mai visto pregare. Persino a Fatima, nessuno l’ha mai visto né sentito recitare un’Ave Maria!
Lo stesso si può dire dei “costumi”. Sotto il Suo Pontificato hanno avuto un cedimento generale. Persino il matrimonio dei preti si è sviluppato col suo consenso, complicità e persino cooperazione. Paolo VI introdusse, poi, anche il divorzio per mutuo soccorso.
Paolo VI non condannò il perfido e satanico Catechismo Olandese, volendo che quel libro velenoso si diffondesse in tutta la Chiesa.
Paolo VI accolse in Vaticano i terroristi e gli sgozzatori di donne e bambini. Infatti, nel 1970, ricevet- te i tre capi del terrorismo di Angola, Monzambico, Guinea-Bissau e Capo Verde.
Sotto Paolo VI furono scartate la “Scolastica Tomistica” e la “Tradizione” della “Legge Naturale”, sostituendoli con i metodi teologici di pensiero scientifico, come la Fenomenologia e l’Esistenzialismo.
Sotto il Pontificato di Paolo VI, i preti divennero di figura effeminata, spesso poco casta, sentimentali, accomodanti, ecumenici, indifferenti agli errori e a chi li insegna e li diffonde, incapaci di condurre una battaglia contro il male per la ricerca del bene.
Lo stesso Paolo VI presiedette alla completa laicizzazione di migliaia di preti validamente ordinati, concedendo loro la dispensa “pro-gratia”.
Paolo VI indebolì il Sacerdozio celibe e obbligatorio aprendo al diaconato permanente dei non celi- bi, e all’accettazione di “Ministri laici” per assumere i ruoli di “Lettore”, e per aprire la strada al “rito laico della Comunione”.
Paolo VI volle che si togliesse l’abito talare per un altro abito borghese.
Paolo VI ha eliminato tutti gli Ordini Minori: la Tonsura, l’Ostiariato, l’Esorcistato, il Suddiaconato; ha permesso “concelebrazioni” di Pastori anglicani; ha tentato varie volte di sopprimere la “vita di clausura”; ha permesso la “Comunione sulle mani”, e anche a far dare la Comunione a ragazze in minigonna.
Paolo VI ha abolito il “latino” nella Liturgia, obbligando la lingua nazionale e persino i “dialetti”; ha rovinato la musica sacra anche con l’uso dei “tam-tam” e del “rock”; ha fatto girare gli altari - tavoli per la “Cena” protestante - verso il popolo, contro la “Humani Generis”; ha lasciato demolire i dogmi; ha lasciato annebbiare i Sacramenti e indebolire i Comandamenti; benedisse i “pentecostali”, danzanti e urlanti in San Pietro.
Paolo VI con i suoi “aggiornamenti” per adattarsi al mondo, ha svuotato i Seminari, i Noviziati religiosi; ha dato alla Chiesa “preti sindacalisti”, di “sinistra”, ridotto il messaggio della Croce a un vile umanesimo; ha soppresso molte feste di precetto; ha soppresso l’astinenza dalle carni, il venerdì; ha emesso un “Decreto” per il “matrimonio misto”, senza più esigere il Battesimo cattolico dei figli.
Paolo VI inviò il cardinale Willebrandt, come suo legato, all’Assemblea luterana di Evian, per tessere l’elogio di Lutero; ha distrutto il “trionfalismo” nella Chiesa, creando lo slogan: “La Chiesa dei poveri”.
Paolo VI ebbe come un accanimento nel distruggere gli Stati Cattolici (Italia, Spagna, ecc.).
Paolo VI, per il suo orgoglio, il suo sensualismo, il suo materialismo, il suo laicismo, non fece mai nulla di serio e di impegnativo per riabilitare l’Europa scristianizzata.
Paolo VI distrusse la scomunica “latae sententiae” di San Pio X, contro gli ecclesiastici che impugnavano il “decreto Lamentabili” e l’enciclica “Pascendi”, e impose che non si parlasse neppure più di scomunica.
Paolo VI benché non avesse alcuna formazione teologica e benché mancasse di spirito soprannatura- le, pure, nel “Concilio” Vaticano II cambiò e profanò letteralmente tutta la Religione cattolica.
Paolo VI nel 1978 disse: «L’ora presente... è, ora, di tempesta! Il Concilio non ci ha dato... la tranquillità, ma, purtroppo, ha suscitato turbamento».
Paolo VI, col Motu Proprio “Sacrum diaconatus ordinem”, stabilì che “possono essere chiamati al diaconato uomini di età matura, sia celibi che congiunti in matrimonio”. Fu un gesto papale che preludeva l’Ordinazione Sacerdotali anche per gli sposati.
Paolo VI, col Motu Proprio “Matrimonia mixta”, tolse al coniuge non cattolico la solenne promessa di lasciare battezzare ed educare i figli nella Chiesa cattolica. Fu una normativa che passò, poi, nel “Codice di Diritto Canonico” del 1983 (can. 1125).
Paolo VI, con l’Istruzione “Memoriale Domini”, autorizzava le Conferenze Episcopali a concedere la distribuzione della Comunione anche sulla mano. Fu un altro gesto sacrilego!
Paolo VI, con l’Istruzione “Fidei custos”, autorizzava i “laici” a distribuire la Santa Comunione, contro il compito che Gesù aveva riservato agli Apostoli e al Clero.
Paolo VI, mentre accettava l’amicizia con dissidenti, eretici, mondani, rivoltosi, atei, e membri di tutte le religioni, ebbe una costante ostilità e inflessibilità con i difensori della Fede cattolica.
Paolo VI si rifiutò di ricevere 4.000 cattolici tradizionalisti di tutto il mondo, ma ricevette in udienza, invece, un gruppo di Rabbini Talmudici e il Patriarca dei Bonzi.
Paolo VI, con la scusa di un “aggiornamento”, anche dottrinale, aprì le porte ad ogni genere di eresie.
PAOLO VI E LA SUA NUOVA CHIESA
La “Nuova Chiesa” di Paolo VI si riassumeva in questi termini:
- doveva mutare nel suo concetto vero e profondo;
- doveva sostituire il “docete” col “dialogo”;
- doveva essere liberata dai dogmi;
- doveva diventare la “Chiesa dell’Uomo”;
- doveva imparare un nuovo modo di pregare;
- doveva avere una nuova liturgia;
- la Chiesa doveva essere scristianizzata per “assolverla” dal suo passato;
- doveva accettare il primato secolare e non quello religioso;
- doveva sostituire la “philosophia perennis” con un’altra “filosofia rivoluzionaria”;
- doveva aprire al Mondo, a tutte la false religioni, ai non credenti, agli atei;
- doveva accettare un sincretismo ecumenista fondato sulla filosofia moderna;
- doveva abbandonare il soprannaturale per un semplice atteggiamento religioso;
- doveva diventare una contro-religione naturale;
- doveva servire alla creazione di un “Nuovo Ordine Mondiale” massonico;
- doveva essere protestantizzata per favorire la sua trasformazione in “Chiesa Universale dell’Uomo”;
- doveva adottare la politica del non intervento, per far procedere l’auto-distruzione della Chiesa.
Paolo VI, nel 1963, dichiarò: «Non è da stupirsi che dopo venti secoli... il concetto vero, profondo, completo della Chiesa, quale Cristo fondò... ancora abbia bisogno di essere più precisamente annunciato».
Nella Sua enciclica “Ecclesiam Suam” Paolo VI ha scritto: «La Chiesa si fa “dialogo”, e questo “dia- logo” dovrà caratterizzare il Nostro compito cattolico». Egli voleva aprire a tutte le religioni e le ideologie del mondo, che furono subito i suoi collaboratori nella Sua “auto-distruzione” della Chiesa, per sostituirla con la satanica “religione dell’uomo”!
Paolo VI fece apprendere alla Chiesa un nuovo modo di pregare, coralmente; una “nuova Liturgia”, un “nuovo atteggiamento verso il mondo”, un “nuovo rapporto” coi fratelli di altre chiese e confes- sioni cristiane, coi “fratelli maggiori giudei”; con i non-cristiani; coi non-credenti...
Paolo VI voleva protestantizzare tutta la Chiesa, per poi dissolverla nella “Super-Chiesa-Universale” massonica, ossia in una religione sintetica, l’O.R.U., o “Organizzazione delle Religioni Unite”.
Paolo VI attuò la politica del “non intervento” per abdicare al suo dovere di intervenire per impedire l’auto-distruzione della Chiesa che Lui stesso conduceva per mettersi al servizio dell’Umanità e conciliare tutte le credenze e tutti i culti in un’unica Religione Universale.
PAOLO VI E LA SUA MESSA
Paolo VI riteneva che la Chiesa dogmatica fosse l’ostacolo maggiore per l’ecumenismo, perché la “verità” rivelata da Cristo, per fondare l’unità nella Verità, sarebbe stata, invece, un ostacolo all’unità delle religioni!
Paolo VI, con la Costituzione “Missale Romanum”, e poi con il “Novus Ordo Missae” del 3 aprile 1969, sostituì l’antico Rito Romano della Santa Messa con la Sua “Nuova Messa”, tutta di materia protestante.
La “Messa” di Paolo VI è la distruzione intenzionale del concetto e del valore intrinseco del “Sacrificio Eucaristico”, della “Presenza Reale” e della “sacramentalità” del Sacerdozio ministeriale, vale a dire: la distruzione di ogni valore dogmatico essenziale della Santa Messa.
La Messa ecumenica di Paolo VI “desacralizza” la Santa Comunione, presa in piedi, in mano, e distribuita da laici: attacca il “Sacrificio Propiziatorio” del “popolo di Dio” con quello del Sacerdote (divenuto solo “Presidente”) col rito in cui la “riforma” fu ispirata da un massonico ecumenismo sincretista.
La Messa di Paolo VI fu aspramente criticata dai due cardinali Ottaviani e Bacci, perché “si allontanava, in modo impressionante nell’insieme e nei dettagli, dalla Teologia cattolica della Santa Messa”. Paolo VI fu costretto a cambiare la Sua definizione eretica, ma, nella “nuova definizione” che fece, vi aggiunse solo un debole accenno al “Santo Sacrificio”, senza cambiare alcunché in tutto il resto del testo liturgico.
Con la Sua “Nuova Messa”, Paolo VI ha imposto gli “errori”, già condannati dal Concilio di Trento e di Pio VI, che condannò i medesimi errori del “Sinodo di Pistoia” contro i Giansenisti.
Paolo VI, dopo aver soppresso gli “Ordini Minori” ed il “Suddiaconato”, fece in modo che, a poco a poco, i “laici” prendessero il posto dei Sacerdoti, proprio come fece Lutero e come fanno i protestanti.
PAOLO VI CONTRO IL CULTO DI MARIA SS
Montini non aveva “sensibilità Mariana”: sempre assente alla tradizionale festività di incoronazione di Maria e pellegrinaggio a Loreto, e non partecipava mai alla recita pubblica del Rosario.
Paolo VI tentò persino di limitare il culto di Maria SS., per compiacere ai protestanti.
A Milano, disse: «La proposta di un nuovo titolo, vale a dire quello di “Mediatrice”, da attribuire a Maria SS., mi sembra “inopportuno” e persino “dannoso” ...».
«L’estensione di questo titolo non sembra favorire la vera pietà».
La “Mediazione di Maria”, fu dal Vaticano II totalmente occultata, proprio sul volere di Paolo VI.
LA BARA DI PAOLO VI
Sulla bara di Paolo VI non ci fu nessun simbolo cristiano, neppure la Croce.